23 ottobre - Monte Tarino

Dopo aver scorazzato in lungo ed in largo per l'aspro e selvaggio appennino dell' Abruzzo aquilano la Polaris indirizza la "prua"(chiedo scusa per la licenza poetica di chi oltre alla montagna ama anche la vela) verso i monti Simbruini dai faggi e aceri ancor verdeggianti sebbene già catturati dai colori autunnali.Il 23 ottobre si è effettuata una piacevole seppur faticosa escursione sul monte Tarino,1259 o forse 1261 msl, dalle cui pendici nasce l'Aniene.

Partiamo da circa 1000 slm, il buon Pasquale, seppur sfiancato dai bagordi lombardi del giorno prima, aggredisce con estrema disinvoltura le prime difficoltà della salita, gli altri guardandosi negli occhi si chiedono "fusse ca fusse la volta bona?" Purtroppo no neanche questa volta riesce ad arrivare in vetta perchè l'ultima tratta di ripida, sebbene non pericolosa salita gli stroca l'ultimo respiro e la volontà di arrivare.

Gli altri trainati dalla locomotiva umana, Bruno, dopo circa quattro ore raggiungono l'agognata vetta.
Il panorama che si estende sotto i nostri occhi è suggestivo e ci ripaga della fatica dell'ascesa.

I nostri occhi spaziano nell'orizonte ovattato da una leggera nuvolosità e ripieni della bellezza offerta dalla natura ci tuffiamo nella discesa affamati e stanchi.

Caro Presidente ad interim, una preghiera "deciditi ad assumere un fotografo professionista".
Le foto delle nostre escursioni fanno veramente schifo.

 

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16 ottobre 2011 - Monte Camicia

16 Ottobre la Polaris pianta la sua bandiera sul monte Camicia, 2564 slm.
Iniziamo la nosta ascesa per la parete meridionale, meno aspra e più abbordabile della famigerata parete nord.
La giornata è fredda, un forte vento da NE copre il sole che a stento e solo a volte vince la battaglia con le nubi e riesce a bucarle.

Si sale lenti ma decisi.Il grande sasso che indica la vetta è la davanti a noi che ci attentde.
Il vento forte e gelido rallenta la nostra marcia ma non c'intimorisce.
Raggiungiamo la sella, dalla quale con molta precauzione ci affacciamo alla parete nord.
La nord c'incute timore, è aspra ed impervia.

Riprendiamo la nostra marcia che ci porta alla vetta che raggiungiamo dopo circa 20 minuti.
Siamo felici,peccato che i "soliti noti "abbiano desistito e li abbiamo persi per strada.

Purtroppo il vento forte non ci permette di bearci del panorama che ci si presenta ai nostri occhi.

Con qualche precauzione scendiamo.Il percorso è ghiaioso e presenta qualche difficoltà.

Raggiungiamo "i soliti noti "e trovato un posto confortevole e dopo aver gustato il nostro agognato panino scendiamo verso le nostre macchine esausti ma felici.

Ho un sogno nel cassetto, alleniamoci e ve lo svelerò.

 

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3 Ottobre – Gole del Celano

Lasciati a casa gli sfigati Stefania, Emanuela ed Andrea apportatori di cattivo tempo e di "fulmini e saette" possiamo affrontare la discesa delle gole di Celano con un tempo discreto e in tutta tranquillità.
La nostra gita inizia dalla valle d'Arano. Alcune aquile ci accolgono volteggiando su un picco che sovrasta la valle.
Bruno, la guida, ci conduce con navigata esperienza, grazie alla quale affrontiamo in tutta sicurezza qualche passaggio particolarmente insidioso.
Ci sorprende il repentino mutamento del paesaggio, dalla dolce valle d'Arano al ripido e impervio pendio delle gole.
E' veramente impressionante come l'acqua nel corso di svariati millenni abbia potuto corrodere la roccia creando delle pareti verticali alte più di 100m. Peccato che la fitta vegetazione c'impedisce di ammirarle in tutta la loro maestosità.
Una piccola deviazione ci permette di arrivare alla sorgente della fonte degli innamorati per poi rituffarci nelle gole dove il canyon diventa più aspro e spettacolare.
Davanti a questo naturale scenario offerto dalla natura, è impossibile non farsi domande sulla nostra esistenza e sulla sua inutilità.
Dopo circa quattro ore, ce la siamo presa calma per scattare alcune foto che alleghiamo e per ammirare il paesaggio, arriviamo alla macchina lasciata a Celano e risaliamo verso Ovindoli, dove un piatto di spaghetti fumante al sugo di tartufo ci attende al ristorante "IL CACCIATORE"(che vi consigliamo) Grazie Bruno per averci accompagnato in questa meravigliosa escursione.

 

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11/12 settembre - Monte Velino

11 settembre alle ore 18.00, puntuali come orologi svizzeri , ci ritroviamo a Valle Leona, 1654 slm, base di partenza per il rifugio V. Sebastiani, 2102 slm, dove passeremo la notte per affrontare il maestoso Velino, 2486 slm.
Ci siamo tutti,manca solo il dottore che avendo fiutato la difficoltà dell’escursione ha preferito dare forfait. E’ certamente scusabile visto le frequentazioni di questi ultimi tempi. La serata è fredda ed uggiosa. Una pioggerellina alla”parigina” ci accompagna lungo tutta la salita.
Arriviamo al rifugio alle 20.15. Il Sebastiani è caldo ed accogliente. Ci sono già alcuni ospiti, tra i quali una splendida ragazza accompagnata da un signore che mi sembra vagamente di conoscere.
Ma si è lui, Peter o’Toole, famoso interprete dell’altrettanto famoso “Lawrence d’Arabia”.
Dopo una frugale cena e qualche chiacchiera si va in branda sperando di dormire, ma è impossibile. Vari rumori cullano il mio lungo dormiveglia. Finalmente arriva l’alba che trova il rifugio avvolto da una fitta nebbia. La nostra escursione è a rischio.
Si guarda continuamente fuori per scorgere un improbabile miglioramento.
Pasquale vorrebbe rinunciare, io no, il Velino mi affascina sebbene nascosto dalla nebbia.
Andrea, da gran saggio,consiglia di tentare e prendere la decisione finale al colle del Bicchero, 1957 slm.
Peter o’Toole ed Alice, padre e figlia, si uniscono a noi. Sinceramente ne siamo felici. Da romagnoli doc si rendono subito simpatici. Partiamo verso l’ignoto alle 09.15. Nel camminare cerchiamo di tenere una stretta fila indiana. E’ facile smarrirsi.
Con non poche difficoltà arriviamo al colle del Bicchero. Cosa fare? La nebbia è sempre fitta, sebbene a volte, venga diradata dal vento. Si decide di continuare e ne sono felice. Si sale ed il tempo a volte sembra migliorare. La cosa ci tranquillizza e ci allevia la fatica che è molta.
Alle 13.15 finalmente siamo in vetta, stanchi, infreddoliti ma felici. Un breve riposo e poi si scende.
Si decide di scendere per la valle di Teve verso Cartore, dove i romagnoli hanno lasciato la macchina. La discesa è faticosa non meno della salita I vari costoni da percorrere mettono a dura prova le nostre articolazioni. Alle 18.00 siamo a Cartore .
Guerrino, Peter o’Toole, ci accompagna in macchina a Valle Leona, dove con una vigorosa stretta di mano ci salutiamo.
Ancora una volta Pasquale in questa escursione ha dato il meglio di se non solo nell’affrontare l’aspro Velino, ma soprattutto al rifugio per essersi presentato a cena avvolto in una dorata coperta termica lasciando intravedere i suoi potenti “cosciotti” Avrei voluto che qualcuno di nostra conoscenza fosse stato presente per godere dei suoi commenti……………

 

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24 Luglio - Ascesa al monte Amaro

Alle 17.00 come da programma mi ritrovo a Castro Valva per incontrare i miei amici e per iniziare la nostra “passeggiata” Il primo che incontro è Pasquale, con gli occhi ancora assonnati, Stefania ed Andrea , i furbi, dormono ancora. Pasquale m’informa che a causa delle previsioni meteo inizieremo la nostra ascesa intorno le 24.00 a pioggia passata. Sinceramente sono un po’deluso, non potrò ammirare il cielo stellato al caldo del mio sacco a pelo a 2476 slm del monte Amaro.
Finalmente Stefania ed Andrea si svegliano e dopo una leggera cena,senza aperitivi e senza alcol, Andrea lo vieta categoricamente , con grave disappunto di Stefania e Pasquale, prepariamo gli zaini e partiamo verso fonte Romana da dove iniziamo la nostra escursione verso le 24.00.
Il chiarore di una splendida luna e i nostri frontalini illuminano il nostro cammino nel bosco.
Usciti dal bosco una dura sebbene facile salita si apre davanti ai nostri occhi.
Il vento forte e gelido aumenta la difficoltà dell’ascesa.
Nelle brevi pause cerchiamo di riconoscere i paesi sottostanti, ma non è cosa facile. Troppe luci si rincorrono e ci rincorrono. Lo spettacolo è stupendo e personalmente ne sono affascinato. Pasquale sale alla grande, opponendo il suo possente corpo alle fredde folate del vento.
Finalmente superiamo la salita e ci ritroviamo in un enorme pianoro che allevia la nostra fatica.
Il vento aumenta d’intensità e con l’altitudine diventa sempre più freddo.
Rinunciamo? Torniamo indietro? Qualcuno è tentato ma spronato dagli altri continua.
Superiamo la valle di Femmina morta. La desolazione e l’aridità della valle giustificano il nome.
Ecco davanti a noi apparire il panettone del monte Amaro. Ci sembra veramente molto vicino , se allungassimo la mano ci sembrerebbe toccarlo.
Nonostante gli occhiali, guanti , cappello di lana e giacca a vento , il vento gelido sferza il nostro corpo e penetra dappertutto.
Sembra una giornata invernale, la temperatura senza dubbio è sotto lo zero.
Guardo Pasquale, è stravolto, ho paura, Andrea lo incita e lui va, non sa dove ma va.
Non vedo l’ora di arrivare e riposarmi al bivacco Pelino.
Arriviamo al bivacco alle 6.00 ma non vedo l’ora di scendere.
Il bivacco è in pieno stato di abbandono, sporcizia di qualsiasi genere sparsa dovunque, porta divelta e il vento che fa da padrone.
Sinceramente siamo disgustati e malgrado la stanchezza ci tuffiamo giù per i ghiaioni che, sebbene pericolosi per le pietre instabili, ci permettono di arrivare alla base di partenza in tempo da record. Stefania, Andrea , lo sappiamo benissimo che voi siete forti ma questa volta, Pasquale vi ha superato, superando soprattutto se stesso e smentendo quelle voci “maligne” ed “invidiose” che vanno dicendo che certi dislivelli, soprattutto nella stessa giornata, non gli siano possibili.
Per fortuna che Pasquale c’è. PRTROPPO UNA MIA ERRATA MANIPOLAZIONE DELLA CAMERA FOTOGRAFICA HA ANNULLATO LE FOTO CHE AVREBBERO TESTIMONIATO LA NOSTRA IMPRESA. Chiedo umilmente perdono (Giovanni)
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25/26/27 Giugno - Trekking a Castelluccio

25 Giugno, finalmente dopo una serie infinita di tornanti si arriva a Forca di Presta 1536m slm.Parcheggiamo la macchina.
Il nostro sguardo ,verso nord,viene rapito dai molteplici colori che ricoprono il Pian Grande, sebbene la fioritura sia in ritardo. A nord-est il monte Vettore, 2476 slm, si erge maestoso sovrastando tutta la vallata. Sebbene la giornata sia soleggiata un vento freddo, proveniente da nord, attutisce il calore dei raggi del sole e rende il clima alquanto fresco.
Dopo un breve “conciliabolo”, sebbene sconsigliati nel tentare l’ascesa per il vento troppo forte in quota, la vetta è troppo invitante per rinunciare.
Partiamo, ore 12.30. Man mano che si sale i nostri passi diventano sempre più pesanti e il nostro respiro diventa sempre più affannoso. Il vento aumenta e diventa un nemico da respingere con forza.
A 2052slm s’incontra la croce di Tito Zilioli, famoso alpinista ascolano, morto dopo aver scalato il Vettore per la direttissima in inverno.
Certo non è di buon auspicio e la voglia di rinunciare è tanta ma più forte è la voglia di continuare. Si va avanti. Stremati arriviamo alla sella del Ciaule dove si trova il rifugio Zilioli a 2240 slm.
A nord ovest si erge la spaventosa parete del Pizzo del diavolo e li davanti a noi la vetta del Vettore che c’invita. Accettiamo il suo invito e alle 15.30 siamo in vetta, 2476 slm. Stremati ma felici.
Peccato che una leggera foschia non ci ripaga dello sforzo fatto e ci impedisce di spaziare a 360°.
Alle 16.00 ci tuffiamo, anzi rotoliamo, è proprio il caso di dirlo, giù per Forca di Presta, dove arriviamo alle 17 e 30. 1h e 30 per scendere dal Vettore è proprio un bel record. E’ veramente il caso di dire che la dieta ferrea che si è imposta il direttore generale dà i suoi frutti,sebbene la discesa sia stata un continuo lamento. Ore 18.00 ci ritroviamo all’hotel “La Baita” dove incontriamo il resto del gruppo:Mario e consorte,Rosario e Valeria con le splendide figlie di 10 anni e di 4 anni e Emanuela. In attesa di Corrado, Milena e la piccola Sabrina di 2 anni, ci gustiamo un meritatissimo aperitivo.
Verso le 20.30 siamo informati dal direttore che Corrado si è perso nei sentieri di campagna di Amatrice. A Corrà comprati il tom tom!!!!!! Decidiamo di andare a tavola. La cena, è il caso di dirlo, ottima ed abbondante, cosi come il vino.
Mario, ammazza quanto magni e quanto bevi!!!!!!!!!! Finalmente alle 23.30 arrivano Corrado e famiglia, stravolti e affamati.
L’indomani si decide di fare una “sgambata” per saggiare lo stato fisico degli adulti, ma soprattutto di vedere la reazione dei più piccoli.
Si parte dal rifugio degli Alpini, 1600 slm. Dopo diversi saliscendi di collinette erbose che sovrastano l’inghiottitoio si arriva allo chalet, chiuso, dove decidiamo di fare un breve spuntino.
Intanto si è alzato un venticello alquanto freddo e il cielo si è coperto di nuvole cupe che minacciano pioggia. Il buon senso ci suggerisce di rientrare al più presto, ma una pioggia torrenziale seguita da una grandine insistente ci prende a metà strada. Bagnati, infreddoliti e con somma apprensione per la salute delle bambine riusciamo ad arrivare alle macchine. La strada per rientrare a Castelluccio è imbiancata, ricoperta da uno strato di grandine. Si arriva in albergo e il desiderio di tutti è una doccia bollente. Un “gran bravo” alle tre bambine per il comportamento, da escursionisti navigati, tenuto in una situazione a dir poco disagiata. Caro direttore generale che ne diresti di una tessera “Ad honorem” della Polaris? Ci si ritrova a cena, finalmente asciutti. Non si fanno programmi per l’indomani, le previsioni meteorologiche non sono buone.
Al risveglio ci rendiamo conto che le previsioni erano più che corrette. Vento forte e freddo accompagnato da nubi dense ed irrequiete sovrastano la vallata di Castelluccio. Giustamente il gruppo con i bambini decide di rientrare. Altri scelgono di tentare il Palazzo Borghese, 2145 slm.
La salita non presenta difficoltà, ma il solito vento insistente la rende alquanto impegnativa. La discesa è piacevole, il vento si è attenuato.
Si arriva al piazzale di Monte Prata, si prende la macchina per rientrare a Roma, ma ci attende una spiacevole sorpresa.
Castelluccio è invasa dai turisti domenicali e fotografi, siamo bloccati, fermi, si va a passo d’uomo. Finalmente riusciamo ad uscire dall’ingorgo e corriamo, corriamo verso Roma. Ah Castelluccio, benché bello non mi vedrai mai più!!!!!!!!!!
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9 Maggio - Escursione "Gole del Sagittario"

L'appuntamento, ancora una volta, è Castrovalva, lo splendido paesino che tanto ci aveva affascinato nella precedente escursione e scoperto grazie a Stefania ed Andrea.
Fatte le provviste di ricotta e di formaggio, dopo l'escursione è prevista una grande abbuffata, al caseificio del paese dove il tempo sembra essersi fermato grazie al profumo di antichi sapori, iniziamo la nostra passeggiata alle ore 10.
Dopo una breve ma ripida discesa che mette a dura prova l'equilibrio e la stabilità pisco-fisica di qualcuno di noi(il riferimento non è a caso ma voluto) c' immergiamo nelle splendide gole dovute all'azione millenaria erosiva del fiume Sagittario, affluente dell'Aterno-Pescara e citato dal D'Annunzio nella "Fiaccola sotto il poggio".
La temperatura ideale e le battute sempre esilaranti e sagaci (qualcuno direbbe stronzate) del "figlio minore" finalmente tornato tra di noi, rendono l'escursione piacevole e divertente.
Le sorgenti del cavuto all'interno delle gole fanno riapparire tra la preziosa vegetazione acquatica la specie del muschio"fontinalis antipiretica". Buon indicatore biologico che testimonia la purezza delle acque.
Lasciate alle nostre spalle le gole si risale verso Castrovalva.
La salita benchè non impervia è faticosa.
I meno allenati danno qualche cenno di affaticamento, ma memori del formaggio, ricotta e altro che li aspetta a Castrovalva salgono imperterriti.
Passiamo davanti al piccolo cimitero del paese. Sul cancello d'ingresso l'epigrafe "Hodie mi cras tibi" c'induce a un breve momento di riflessione.
I nostri sguardi incontrano lo sguardo del nostro direttore generale. Lo vediamo giustamente preoccupato. La vista del cimitero gli rammenta i suoi problemi d'ipertensione.
Alle 13.30 ci ritroviamo seduti al tavolo del giardino di Andrea davanti a bicchieri di vino bianco e rosso, ricotta, formaggio,bruschetta con aglio, bistecche e salsicce.
Bruno l'inaffidabile, oggi ci ha smentito dimostrando tutta la sua affidabilità e maestria nel preparare un magnifico barbecue. Veramente un bel schiaffo morale.

 

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11 Aprile - Da Castrovalva a Villalago

Prima di tutto è doveroso un "welcome" a Luigi, vecchio ma grande maratoneta di Ostia e a Flaviano, instancabile camminatore della valle pelina.
Il pulmino dell'associazione Polaris si arrampica con agevole facilità per la panoramica strada nella valle del Sagittario per arrivare a Castrovalva, un piccolo paesino, in inverno ha solo 12 residenti, appollaiato su una roccia, che come scrisse la Macdonnel, dà l'immagine di un nido d'aquila.
Dopo un breve caffè, nell'accogliente casa di Stefania ed Andrea, ricavata dalla ristrutturazione di una stalla, si parte per la nostra passeggiata da un'altitudine di 830msl. La giornata non è bella. Il cielo è coperto e minaccia pioggia. La nebbia avvolge i monti circostanti e impedisce di vedere il panorama. Peccato, ma la fantasia ci aiuta e lo fa sembrare bello. La primavera sembra arrivare tardi da queste parti.
Le gocce di pioggia che bagnano le nostre giacche a vento non ci preoccupano ed il nostro buon umore resta sempre alto.
Dopo aver raggiunto l'altitudine massima della nostra escursione ,1250 msl, prendiamo il facile sentiero verso Villalago.
Il sentiero è ricoperto da uno spesso manto di foglie che si appiattiscono docili al nostro passaggio.
Durante la discesa incontriamo alcuni cavalli al pascolo. Si ha l'impressione che vogliono caricarci, per fortuna è solo un'impressione.
Dopo circa tre ore arriviamo a Villalago, antico borgo fortificato di straordinaria bellezza che figura nel club dei borghi più belli d'Italia, situato tra il lago artificiale di San Domenico ed il lago naturale di Scanno.
Arrivati alla piazzetta del paese nel riordinare gli zaini e i bastoncini telescopici un'esclamazione quasi di sgomento esce dalle nostre bocche, oddio ci siamo persi il "direttore generale"!!!!!!!!!! Ma il nostro sguardo si posa su un 'insegna, “ristorante”, allora capiamo.
Infatti lo troviamo già seduto in attesa di un piatto di spaghetti. Ci uniamo volentieri e dopo la spaghettata innaffiata da un bicchiere di vino rosso e dalla genziana, a dir vero troppa, concludiamo questa semplice ma bella escursione.
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21 febbraio - Ciaspolata monti carseolani - C.Rotondo - San.SS Trinità.

Chiaramente si è in ritardo sull'orario previsto per la partenza da Ostia, ma non siamo svizzeri, siamo romani.
Il viaggio è piacevole, rallegrati dai racconti e dalle battute del "figlio minore"(ogni riferimento a persone presenti e assenti non  è casuale ma voluto) e il sole nascente, che cerca di squarciare le nuvoli ancora presenti dopo settimane di pioggia, aumenta il nostro buonumore.
Si prende la A24, usciamo a Tagliacozzo. E' una giornata fortunata, funziona perfino il telepass, sempre molto difettoso, del presidente dell'associazione.
C'inerpichiamo per i tornanti che da Tagliacozzo portano a Cappadocia. La nostra allegria comincia a vacillare, non si vede traccia di neve. La strada continua a salire e piano piano s'intravedono chiazze di neve sempre più ampie fino ad arrivare a Campo Rotondo, completamente ricoperto dal soffice manto che copre lo squallore edificato dall'uomo.
Incontriamo le nostre guide Stefania ed Andrea; loro da bravi furbi, hanno gli sci da fondo, noi mortali calziamo le ciaspole.
Il percorso scelto si snoda subito in salita e avvertiamo da subito che non sarà una passeggiata semplice. Usciti dal bosco entriamo nell'altopiano di Cesa Cotta, dove sono state girate alcune scene dei film western di Sergio Leone.
Il percorso è bello e vario. Molti saliscendi e anche salite spezza gambe, si attraversa un piccolo ruscello e si arriva al casino Troili. Dopo un tratto pianeggiante, che ci allieta non poco, un'altra salita che ci fa arrivare al valico della Cimata dopo tre ore dalla partenza. Siamo un po' in ritardo sulla nostra tabella di marcia per le soste dovute alle molte foto scattate. Si decide di non scendere al Santuario a causa del ghiaccio che ricopre la scalinata.
Una breve sosta e si riparte. La stanchezza regna sovrana, come anche l'allegria malgrado i mugugni del "figlio minore".
Ci permettiamo di canticchiare alcuni ritornelli di canzoni montanare e ci rendiamo conto che non siamo certo da meno del "principe a Sanremo".
Dopo 5 ore e 30 facciamo ritorno al nostro pulmino veramente esausti ma felici di aver passato una stupenda giornata di sole, di neve e di sana allegria.
Un grazie meritato a Stefania e Andrea.”

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7 Febbraio - Ciaspolata Rifugio Alantino-Fossa del Puzzillo

Ore 7.30 si parte in perfetto orario da Ostia. La bella giornata annunciata dalle previsioni del tempo ci ha reso meno duro il risveglio mattutino, sebbene negli occhi del "figlio piccolo"sono ancora ben evidenti le tracce dei bagordi della sera precedente.
Al casello di Tornimparte il termometro interno del pulmino  segna -7,  il cielo è terso e il sole illumina già le vette più alte dei monti circostanti.
Saliamo lungo i tornanti e al valico della Chiesola,1640m sl, si apre davanti i nostri occhi la piana di campo Felice completamente bianca,ricoperta da una bella nevicata della notte precedente.
Lo scenario è stupendo. Ore 9.30, dopo una breve pausa caffè al rifugio Alantino,calzate le ciaspole e ben coperti in quanto la giornata si preannuncia "freddina"si parte da quota 1460 sl.
La prima parte del percorso, dopo una breve salita,rimane quasi pianeggiante e la fatica è minima.
La neve, a tratti, ancora incontaminata  si lascia sfiorare dolcemente dalle nostre ciaspole.
Si arriva alla vecchia miniera di Valleona e il percorso inizia a salire inoltrandosi nel bosco.S'intravede qualche cenno di cedimento ma l'arrivo di altri gruppi,con i quali si simpatizza, ci sprona a resistere.
Usciti dal bosco arriviamo,dopo un breve tratto pianeggiante,alla fossa del Puzzillo,da dove si può ammirare l'imponente vetta del monte Puzzillo 2153m sl.
Ancora un breve sforzo per percorrere il falso piano che ci separa dal rifugio Dismesso della forestale che è la nostra meta, 1800m sl, dove arriviamo alle 12.00.Il nostro fotografo ufficiale, sempre il "figlio minore", scatta una foto ricordo e poi giù per la stessa strada.14.30 arriviamo al pulmino stanchi e affamati. Si sale  e dopo 5 minuti siamo dal "formaggiaro" a gustare le delizie casearie di Lucoli.
Ancora una bella giornata di sole e di neve trascorsa in allegria.

 

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gocce nel mare  
   
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